Giù le mani da Anna Frank, fermate l’ipocrisia

Ormai scandalizzarci è una vera e propria moda. Una moda per far vedere quanto siamo buoni, quanto siamo bravi e soprattutto tolleranti. Lo scandalo è sport nazionale del tifoso, e non solo, italiano.

Ci siamo indignati per il fotomontaggio di Anna Frank, ci siamo indignati ancor di più per le parole di Lotito, ma in fondo quanto aveva torto? Quanto c’è di vero in queste manifestazioni post episodi choc che ci sono nelle curve, nelle tribune e per strada? Probabilmente è tutta una vera sceneggiata.

Quanto si può risolvere andando in sinagoga e ponendo una corona di fiori? Quanto può cambiare distribuire il libro del “Diario di Anna Frank” e “Se questo è un uomo” di Primo Levi? Probabilmente davvero niente. Sono semplicemente atti di facciata per dissociarsi da quanto accade. La realtà è che la Federazione e la Nazione non sono in grado di bloccare questi fenomeni. Ci schifiamo quando si tocca il Grande Toro, gli ebrei, o le vittime di Heysel, ma ormai è diventata routine sentire i cori inneggianti il Vesuvio, è altrettanta routine sentire i “bu” contro i giocatori di colore.

Qual è allora la verità? La verità è una sola: non si sa educare al tifo e alla tolleranza, ma soprattutto al rispetto della vita e della morte. A Carta Bianca di Bianca Berlinguer, Lotito ha parlato di estirpare questa gente dagli stadi. No, la soluzione è estirpare il razzismo dalla gente.

Non si accetta ancora che il calcio sia lo specchio di ciò che accade nella vita quotidiana, ahinoi. Viviamo in un contesto sociale e culturale nel quale le forze politiche si fanno forti aizzando il popolo contro i diversi, contro gli stranieri. Mandiamo, s√¨, i tifosi ad Auschwitz, mandiamoli però anche a guardare i relitti delle navi negriere, dove i deportati nel Nuovo Mondo erano stivati ed incatenati. Mandiamoli a guardare le fosse comuni delle bambine cinesi, o dei gulag comunisti. Insegniamo alla gente cosa significa convivere con chi non è come noi.

La Federazione negli scorsi anni nell’utopica convinzione di risolvere il problema xenofobia intimò gli arbitri, su regolamento, di sospendere la partita quando avesse sentito cori discriminatori o razzisti. Ma quante volte è stato fatto? Una, due massimo ed a farlo fu l’arbitro Irrati, la prima nella storia in un Lazio-Napoli. Ci fu talmente tanto clamore che al posto di passarlo per prassi divenne un evento storico.

Assuefazione: è questa l’arma di una incompetente federazione che non è in grado di mettere davanti i principi ed i valori umani al guadagno ed al business, perchè in fondo the show must go on.

La verità è che non riusciamo e mai riusciremo a non prendere troppo sul serio quello che per noi dovrebbe essere solo uno sport e per un giocatore un lavoro.

Cristina Mariano