Fuoricampo – Meteore e sport, gli atleti che hanno disatteso le aspettative

Da Cristiano Ronaldo a Leonel Messi, da Maradona a Pelè, nel mondo del calcio e dello sport i talenti innati sono tanti…Ah no! Non era questo l’argomento della nuova uscita di Fuoricampo! Tutt’altro. Troppo spazio per le stelle degli sport nazionali e internazionali e chi invece è etichettato come meteore? Quelli spariscono presto dalla memoria di tutti, dagli addetti ai lavori, ai procuratori, ai commentatori a coloro che hanno permesso loro il grande salto.

Chi sono i più clamorosi bidoni della storia dello sport? Ovviamente, non solo il calcio ha sfornato atleti che hanno perso l’occasione per un motivo o per un altro, assolutamente. Per dimostrarlo, lasceremo l’elenco di coloro che hanno incantato, a modo loro, il pubblico appassionato del famoso english game.

 

Meteore. Povero paddock ha perso la sua chance

Erik Comas sembrava pronto al grande salto, quando nel 1990, a pari punti con Jean Alesi vinse il campionato di Formula 3000. Gareggiò solo con casa madre francesi, la prima fu la Ligier. Lì rimase due anni circa per poi spostarsi alla Larrousse, dal 1993 al 1994. Proprio durante l’esperienza in questa scuderia, il pilota francese ha subito un fortissimo trauma. I risultati, già con la Ligier, non furono eccezionali, il miglior piazzamento fu un quinto posto.

In occasione della gara di San Marino, il pilota dovette attardarsi nei box a causa di alcuni problemi alla sua monoposto. Alla ripartenza nessuno lo avvisò che la corsa era bloccata a causa dell’incidente mortale di Ayrton Senna. Arrivò al Tamburello e si fermò vicino all’ambulanza che stava soccorrendo il brasiliano. Lo vide, per l’ultima volta, in vita. Comas decise di tornare a piedi ai box, completamente sconvolto. Decise, quindi, di lasciare la gara e poi la F1, salvo poi arrivare alla penultima gara della stagione.

Nel 1995 fu ingaggiato dalla DAMS, che non partecipò mai al nuovo mondiale a causa della mancanza di fondi. Dopo di che decise di dedicarsi completamente alle competizioni Turismo, per lo più in Giappone, portando a casa qualche titolo iridato.

Più sfortunato fu addirittura Christian Fittipaldi. Brasiliano che arrivò in Europa con grandi speranze, riuscì a conquistare subito il campionato di Formula 3000. Cominciò quindi la sua corsa nella F1 con la Minardi. La scuderia non navigava in buone acque e partecipò al campionato con l’auto dell’anno precedente e qualche aggiornamento. Le prestazioni sono state deludenti a dir poco, per lo più a causa di un’auto non adeguata e di un incidente che gli costò l’incrinatura di una vertebra. Cinque mesi di lontananza dalle piste e fatica al momento del ritorno in campo.

L’anno dopo arrivò la conferma, partendo benissimo, ma il prosieguo del campionato fu da dimenticare. La motivazione è sempre da ricercarsi nell’adeguatezza della vettura, che non era dotata di meccanismi elettronici che alla lunga sarebbero serviti. Mancati anche gli aggiornamenti, prima della fine per ingaggiare un pilota pagante. Dopo la Minardi, arrivò la Footwork. Niente di eclatante.

 

I belived I can fly

“I belive I can fly, I belive I can touch the sky” – cantava R-Kelly nel lontano 1996. Chi non ricorda le note di questa canzone nel celebre film Space Jam? Ma questa volta non vogliamo parlare di film, bensì di coloro che avrebbero voluto volare. Purtroppo per loro, però, si son fermati sulla rampa di lancio.

Antohny Bennet primo canadese nella storia della NBA ad essere scelto al primo del Draft può essere considerato l’emblema di colui che ci ha creduto fino alla fine. Diventato eleggibile dopo anni stellati nel basket universitario, ha conquistato i Cleveland Cavaliers, ma non riuscì a soddisfare le aspettative. Mai partito come titolare nel quintetto, il suo record resta 5.2 punti di media nel secondo anno con la maglia dei Clavs. Nel corso della sua carriera, è stato assegnato molte volte nella D-League. Per i poco pratici del pallone a spicchi, è una lega di sviluppo, vale a dire una categoria che permette ai giocatori di mettere minutaggio ed esperienza.

Nel suo palmares comunque si registra una Eurolega con il Fenerbaçe. ma in America non è riuscito a spiccare il volo.

Anche i grandi sbagliano. E’ il caso di Micheal Jordan, non centro in campo, quanto dietro la scrivania e nelle scelte nel Draft. Infatti, nel 2001 aveva scelto Kwame Brown per i suoi Washington Wizards. I numeri furono impietosi, degni di nota solo nella terza stagione. In ogni caso, Brown decise di svincolarsi, nonostante una proposta di rinnovo di 30 milioni di dollari per cinque anni.

Brown nel 2005 arrivò l’addio con l’approdo del cestista a Los Angeles, sponda Lakers. Una scelta che non piacque particolarmente ai tifosi. I numeri diedero loro ragione. Il coach di allora, provò, facendo di necessità virtù, a adattarlo come centro. Risultati migliori tanto da conquistarsi il posto da titolare. Posto, che, però, perse dopo un infortunio che lo tenne lontano dal parquet. L’addio dai losangelini fu considerato una festa.

All’indomani di altre esperienze in cui non ha incantato, ha deciso di ritirarsi, per poi dopo tre anni di tornare a giocare nel BIG3. Anche in questo caso, non ci sono numeri lusinghieri. Nel 2016fu arrestato e condannato per quattro anni per possesso di marjuana.

 

Le promesse mancate

Dopo un esordio da record, a 14 anni, Freddy Adu, calciatore statunitense inizia lentamente a calare nelle prestazioni. Negli anni si è imposto nel campionato a stelle e strisce riuscendo a ottenere un ottimo contratto di 0-5 milioni. L’arrivo al Benfica, però, non fu altrettanto soddisfacente. Pagato 2 milioni di dollari dopo una stagione, l’attaccante fu considerato un fallimento.

La squadra portoghese decise quindi di mandarlo in prestito in Francia, al Monaco. Anche nel principato i numeri non entusiasmarono, tutt’altro. Iniziò a chiudersi anche lo spazio nella Nazionale, ma la parabola discendente si completò dopo la stagione con il Salonicco. Infatti, in quell’occasione, appena ventenne, giocò la seconda parte di stagione. Solo nove partite prima di essere messo fuori rosa.

Dopo altri due prestiti in giro per l’Europa, il contratto con il Benfica si concluse e Adu rimase svincolato. Cercò squadra presentandosi a diversi provini, ma non riuscì a impressionare. Messa da parte l’esperienza europea, decise di tornare nel nuovo continente, dove comunque non riuscì a ritrovare la vecchia gloria. Dagli States al Braile e ancora periodi da svincolato.

Nel 2020 firmò con l’Österlen FF, ma un mese dopo di preparazione precampionato per la stagione 2021 il contratto fu rescisso perchè il calciatore non aveva una forza mentale e una condizione fisica non adeguata.

Per quel che riguarda il nostro Paese, chi non ricorda Vincenzo, Ciccio Sarno? Enfaint prodige di Secondigliano. Pagato 120milioni di lire quanto aveva solo 11 anni dal Torino. Una cifra esorbitante per l’età e anche perchè poi nella città della Mole rimase solo pochi mesi. La sua carriera su un discendendo. Fa fatica a trovare la strada del campo nonostante le occasioni non manchino. Fece un percorso di crescita nella Roma, che però, non lo promosse in prima squadra. (LEGGI QUI)

Sarno girovagò per l’Italia, calcisticamente parlando in Serie C1, ma anche con qualche apparizione in Serie B. Poche per le aspettative che si erano costruite sul calciatore campano classe ’88. Solo vicini al primo decennio degli anni 2000 riuscì a cambiare le sorti della propria carriera, ma non riuscendo a dare la svolta completa. Attualmente in forze alla Tristina ha raccolto 16 presenze ma nessun gol.