Fuoricampo – “Io ti maledico”: esoterismo e flagelli nello sport

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, direbbe il buon Lino Banfi. Un rito scaramantico che si è diffuso dopo la trasmissione dell’omonimo film diretto da Sergio Martino. Quante volte si è sentito parlare del malocchio, di maledizioni nel mondo dello sport? Recentemente, appena una settimana fa, circa, è stata nominata nuovamente l’ormai famosissima maledizione di Bela Guttman. Quella dell’allenatore ungherese non è certamente la sola.

 

Le maledizioni nel mondo del calcio

Bela Guttman e il Benfica orfano della Coppa Campioni

Anni e anni di riti scaramantici, anni e anni di corsi e ricorsi storici. Chi non ha mai sentito parlare della maledizione di Guttman e della squadra di Lisbona? Probabilmente, tra gli amanti del calcio, nessuno. Per chi, però, avesse la memoria corta, la ricordiamo. Nella stagione 1961/1962 al termine della stagione, quando chiese un premio alla dirigenza portoghese, in seguito alla vittoria della Coppa Campioni, lanciò una maledizione. Il team dirigenziale, attaccandosi alla mancanza di una clausola sul premio, rifiutò. Da qui, arrivò una semplice dichiarazione che cambiò la storia del club capitolino.

“Da qui a cento anni nessuna squadra portoghese sarà due volte (consecutive) campione d’Europa e il Benfica senza di me non vincerà mai una Coppa dei Campioni!”

Bela Guttman

La maledizione è ancora attiva, infatti la data di fino dovrebbe essere nel 2062.

Il Benfica e la Maledizione di Bela Guttmann | Gioco Pulito

La nazionale australiana e lo stregone africano

Correa l’anno 1969.  La nazionale dell’Australia era impegnata in una tournée per la qualificazione ai mondiali del 1970. La tappa era l’Africa e la nazionale allora allenata da Joe Vlasits, confessò di essersi consultata con uno stregone del Mozambico per maledire gli avversari e avanzare nella qualificazione alla Coppa del Mondo. L’avversaria era la Rhodesia, cioè uno stato che è ormai annesso allo Zimbabwe.

Lo stregone a tutti gli effetti svolse il proprio lavoro. La Rhodesia fu maledetta grazie ad un rito che  previde la sepoltura di alcune ossa, probabilmente animali, come tipico nelle zone africa di quegli anni. Il costo pattuito era di mille dollari. L’Australia vinse il match con il risultato di 3-1, ma si rifiutò di pagare il compenso allo stregone. Di tutta risposta arrivò una contro-maledizione.

L’Australia non si qualificò per i Mondiali Mexico70, in Germania Ovest 74 non segnò neanche un gol e non partecipò più ad una Coppa del Mondo fino al 2006. Durante le qualificazioni, arrivò la sconfitta nello spareggio contro l’Uruguay. Safran tornò in Mozambico e cercò un nuovo stregone, saldò il debito e gli chiese di sciogliere la maledizione. Così fu: l’Australia torna a giocare un Mondiale nell’anno in cui Capitan Cannavaro sollevò la coppa.

“È quello che ho fatto: ho annullato la maledizione. Ho trovato uno stregone in Mozambico che sosteneva di potersi mettere in contatto con lo stregone ormai deceduto che aveva fatto la maledizione, e così siamo andati sul campo dove l’Australia ha giocato e mi ha versato addosso sangue di pollo”.

John Safran

sregone, maledizione

Garabato e l’esorcismo dell’America de Cali

Dopo tanti di dilettantismo, nel 1948, i dirigenti dell’America de Cali, squadra militante nel campionato colombiano, decise di fare il salti di qualità e muoversi per il professionismo. Nella riunione dei soci, la maggioranza votò a favore, mentre qualcuno si oppose. Tra questi c’era l’ex calciatore e poi medico Benjamin Urrea.

I rumors parlavano di una scelta contraria per dispetto. Secondo queste voci, l’ex calciatore soprannominato Pennellone, Garabato appunto, aveva alcune pendenze con i dirigenti. Al momento della votazione, comunque, quando ormai il sì per il professionismo si era suggellato, Urrea si alzò e maledisse l’intera squadra, in modo che non vincesse mai un titolo.

Al termine della riunione Garabato si sfogò in un bar, dove ormai in preda a fiumi dell’alcol, con un rito scaramantico mandò il malocchio su tutti i dirigenti.

“Fate dell’America quello che volete, ma giuro su Dio che non vincerà mai nulla!”

Benjamin Urrea

Per tre decenni l’America de Cali non vinse mai un titolo nazionale. Poi la svolta, tra sacro e profano. Sì perchè la storia racconta che in quegli anni, con i cartelli della droga in pieno regime e tanti soldi da riciclare, lo sport e l’America de Cali, tra gli altri, poté approfittare di questi soldi per rinforzare la rosa. Al tempo stesso, però, i più scaramantici si rivolsero all’esoterismo.

Dopo l’acquisto di nuovi calciatori di spessore, fu celebrata una messa all’interno dello stadio. Fu presente anche lo stesso Urrea. Il rito terminò con un esorcismo che liberò la squadra dalla maledizione, permettendole di conquistare sette titoli consecutivi.

 

Esoterismo in Inghilterra

Il 1888 viene ricordato come l’anno in cui nella città di Derby venne fondata una nuova società sportiva. Il Derby County, una squadra di calcio che si affiancò a quella di cricket e quella di baseball. Anni importanti e fruttuosi per lo sport della città, ma qualcosa successe. Nel 1895, visto che il baseball non raccoglieva tantissimi tifosi, la squadra di Steven Bloomer decise di appropriarsi del diamante della città: il Ley’s Baseball Ground.

In una parte del campo, però, che divenne centro allenamento e anche casa ufficiale del Derby County durante le partite interne, c’era un gruppo di gitani rumeni. Furono sfrattati e portati via con la forza. Il gruppo di nomadi, però, non accettò di buon gradò e mandò una maledizione alla squadra, tra l’ilarità e le risate di tutti.

Miscredenti, si potrebbe dire. I Rams da quel momento non vinsero più una FA Cup. Arrivarono a tre finali, ma in tutte e tre il successo fu degli altri. Nel 1946, il Derby arrivò nuovamente in finale e dopo le esperienze passate, alcuni rappresentanti del club cercarono e trovare alcuni parenti dei gitani responsabili della maledizione.

 “Siamo tifosi del Derby County, non credete che questa punizione sia stata abbastanza?”

Gruppo di rappresentanti del Derby County

Risposta non arrivò, non a parole quanto meno. Al momento della finale, da giocarsi contro il Charlton si arrivò al 90′ sul risultato di 0-0. Nei supplementari i Rams passarono in vantaggio, ma subito dopo arrivò il pareggio degli avversari. Sembrava ormai scritta la storia, eppure qualcosa non andò come ci si aspettava. Il Derby passò nuovamente in vantaggio, e con una doppietta di Stramps furono scongiurati i calci di rigore, ma soprattutto fu messo in sicurezza il risultato. Al 120′ il risultato era di 4-1 per il Derby County, ma la cosa singolare fu un’altra: al momento del tiro di Stramps il pallone scoppiò, letteralmente.

La partita finì per 4-1 e il Derby County poté finalmente alzare la coppa al cielo.

 

Da Derby a Birmingham: i gitani colpiscono ancora

Come per il Derby, anche per il Birmingham sono stati anni duri, durissimi sotto ogni punto di vista. A renderli tali, ancora una volta i gitani rumeni che hanno mandato una maledizione. La data è il 1906, quando dopo che il patron dei Blues vinse l’appalto per un terreno dove sorse, poi, il St. Andrew’s. All’epoca il terreno era paludoso e soprattutto occupato da un gruppo di gitani rom, che furono sfrattati.

La risposta fu una maledizione centenaria. Nel 1906, la partita di inaugurazione subì uno slittamento di orario a causa di una fitta nevicata.  Al momento della costruzione, nelle fondamenta i cittadini, sotto pagamento, furono invitati a buttarci i loro rifiuti. Nella metà degli anni ’90, quando la proprietà dovette ristrutturare lo stadio, dovettero pagare 250mila sterline per la bonifica, visto che tanti anni di macerazione dei rifiuti contaminò la zona.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le tribune, che erano incendiate, furono completamente distrutte dal fuoco, perchè un vigile buttò il contenuto di un secchio che non fece altro che alimentare le fiamme. Il poveretto pensava che al suo interno ci fosse dell’acqua, mentre si rivelò essere cherosene. Ma non finisce qui. Per diversi anni, una parte delle tribune che erano costruite di fianco ad una ferrovia, era riempita di fumo, proprio a causa del passaggio dei vecchio treni a vapore.

Episodi che hanno fatto capire che qualcosa non andava. Anche perchè, sportivamente parlando, i Blues non si erano mai imposti se non vincendo qualche coppa minore o vincendo contro l’Aston Villa nel 1969 una Coppa di Lega. Nel 2006, nel boxing day contro il Queens Park Ranger vinse superando la maledizione. Per superarla, però, ci sono voluti vari scongiuri. Tra questi vanno ricordati i tentativi di Ron Saunders, che fede mettere dei crocifissi sui piloti dei riflettori e dipingere le suole degli scarpini dei calciatori di rosso.

Barry Fry, invece, seguì il consiglio di un mistico e s limitò a urinare nei quattro angoli del campo.

maledizioni gitane

 

Il Racing, i sette gatti neri e quella notte maledetta

Cosa può fare la rivalità di due squadre di cui una raccoglie successi e l’altra no? Nel migliore dei casi una serie infinita di sfottò, ma nei casi peggiori? Neanche a dirlo, una maledizione.

E’ accaduto al Racing de Avellaneda nel 1967. Nella stessa notte in cui il Racing entrava nella storia del calcio mondiale, conquistando il 15 trofeo, nella fattispecie la Coppa Intercontinentale contro il Celtic Glasgow, la squadra argentina ha segnato l’inizio della sua fine.

Il match si giocò a Montevideo, su campo neutro uruguayano. Ne hanno approfittato i rivali dell’Independiente, che fecero irruzione nel “Cilindro”, lo stadio del Racing, con le carcasse di sette gatti neri morti. I corpi delle bestiole sono state sparse in vari posti del campo. Tra un trofeo e l’altro, i pochi che nel futuro conquistò il Racing, arrivò il nulla più totale.

Al contrario, l’Independiente fu nominato il “Re delle Coppe”. Dopo questa serie infinita di insuccessi, i dirigenti si rivolsero a degli esorcisti, che non riuscirono a spezzare la maledizione. Successivamente, decisero di cercare questi scheletri, ormai, ma ne trovarono solo uno. La maledizione, neanche così fu sconfitta. Fu, però, con il ritorno di Diego Milito, nel 2014, che l’Accademia riprese a vincere. Potrebbe essere stato proprio il Principe a mettervi fine.

“Il Racing è molto più che vincere o perdere: o ci credi o non ci credi”.

Diego Milito

 

Le invocazioni occulte negli altri sport

Gino Castagnoli e lo Yankee Stadium

Baseball. Lo sport più amato dagli americani, secondo forse solo al football. Il “Diamante”, soprannome dello sport proprio dovuto dalla forma ad esagono del campo di gioco, è stato vittima di situazione disgraziate, confuse, però, con delle maledizioni.

La più famosa è quella che riguarda Babe Ruth, chiamato bambino. Prima giocatore del Boston Red Sox, era stato venduto al New York Yankees, portando una serie di 86 anni di insuccessi ai Sox e tanti successi, invece, agli Yankees. Come vendetta, probabilmente, un italiano tifoso dei Reds, Gino Castagnoli, sotterrò una maglia degli acerrimi rivali durante i lavori del nuovo Yankee Stadium.

Il suo era un tentativo di portare sfortuna agli Yankees. I dirigenti, però, lo vennero a sapere e la maledizione non fece in tempo a compiersi. Con l’aiuto di altri operai e con la messa in scena di una cerimonia, recuperarono la maglia maledetta. Era sepolta sotto metto metro di cemento.

 

I Cubs e Billy Goat

Durante le World Series di baseball del 1945 a essere maledetto fu il Chicago Cubs, da chi? Il tifoso William, Billy, Goats, nonchè proprietario di un locale. Era solito andare in tribuna con una capra, mascotte del suo Billy Goat Tavern. Un gesto di pubblicità più che altro. Durante una delle partite casalinghe, alcuni tifosi suoi vicini, si lamentarono della puzza della povera capretta. Lei e il suo proprietario furono scortati gentilmente fuori.

Una volta lasciato lo stadio, però, Billy Goat lanciò la sua maledizione, che poi sottoscrisse su un telegramma inviato alla società.

“Quei Cubs non vinceranno più una Wolrd Series”.

Billy Goat

In effetti, i Cubs non vinsero più fino al 2016.

cubs maledizione