Daniele Piervincenzi, curve, calcio e illegalità: “Fenomeno diffuso, ora vi racconto”

“Tiro da dietro. Aggancio. Cross alto sulla destra, per la testa del compagno. Salta più in alto di tutti e…gooool” – E’ questo il calcio che piace guardare, quello che piace raccontare. E’ il calcio a cui tutti assistono, quello giocato, degli errori arbitrali, del gol fantasma, dell’esultanza stravagante, della coppa al cielo. Il calcio, però, nasconde anche un lato che non tutti conoscono, o che, forse più semplicemente, fanno finta di non conoscere.

Mafia e calcio. Un fenomeno che ha riacceso le cronache nei mesi scorsi, quando le indagini di Report e poi delle Forze dell’Ordine hanno portato in luce un rapporto tra Ndrangheta e curva juventina. Non certamente un caso unico ed isolato. A parlarne per la nostra redazione è l’inviato di Nemo Daniele Piervincenzi: “Io conosco la realtà romana perchè me ne sono occupato -spiega il giornalista RAI- Anni fa la curva della Roma e della Lazio erano luoghi di reclutamento. Poi col tempo c’è stata un’evoluzione: la Curva Nord, quella dedicata agli ultras della Lazio è diventata una curva fortemente connotata a destra, estrema destra, destra extraparlamentare. Nonostante questo, all’interno della curva c’era un forte traffico di cocaina, principalmente ed è diventata un luogo di reclutamento per quella che molti conoscono come “Mafia Capitale”, quella di Roma Nord, che aveva come referente ultimo Carminati. -continua Piervincenzi- Nei giorni scorsi abbiamo visto cos’è successo a uno, anzi al capo ultras Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, si faceva chiamare cos√¨ a cui un killer professionista ha sparato un colpo di calibro 22 in testa, quindi parliamo di omicidio su commissione. Questo dimostra che le curve romane sono in mano a quelle che sono le mafie locali. Roma è una città particolare, perchè non ha un presidio di una sola mafia, ci sono diverse entità che collaborano tra loro in alcuni casi, ma che comunque non si fanno la guerra tra loro. Cioè, Roma è diventato con gli anni un grande hub commerciale, soprattutto per quel che riguarda la cocaina. La cocaina arriva, passa per Roma per poi essere destinata in altre parti d’Italia. Una di queste organizzazioni che si faceva carico di questo compito era Mafia Capitale di Carminati, non in prima persona, ma aveva un suo sodale, un luogotenente che era appunto Diabolik che teneva in piedi questo narcotraffico con l’aiuto di alcuni clan albanesi. Questa è solo una piccola porzione. All’interno della curva della Lazio, Diabolik faceva entrare cocaina e donne, prostitute. C’erano degli incontri nei bagni della curva, c’era un circolo di cocaina tutto il giorno. Questa è un po’ la dimensione del tifo romano, sebbene fosse un tifo apertamente fascista”.

Non solo un fenomeno romano, non solo juventino, ma che si estende a macchia d0olio in tutta Italia: “Dire che è un fenomeno circoscritto sarebbe dire una bugia colossale -continua Piervincenzi- Questo perchè lo strumento di affermazione del potere passa sempre per il calcio. Mi viene in mente un altro esempio romano, ma che poi viene ritrovato nel napoletano e in Sicilia: un capo-clan, si chiama Gambacurta si è comprato la squadra di calcio del suo quartiere, Montespaccato, una periferia romana molto importante. Lui era un mafioso importante a Roma e quella squadra era l’espressione del suo potere all’interno del quartiere. Si faceva trovare con il suo cappello da texano tutte le domeniche sugli spalti circondato dai suoi scagnozzi e quello voleva dire ¬´qui comando io¬ª. Ma potrei fare altri esempi fino ad arrivare a Trapani”.

Una domanda che tutti si pongono, ad alta o a bassa voce, e che viene pronunciata proprio dal collega di Nemo: “Come si fa a rendere il calcio impermeabile da tutto questo?”. Arriva la risposta: “Si può, ma è molto difficile, soprattutto perchè in questo momento le società sane vivono una grave crisi economica. Molto spesso accade che non riescono a portare a termine una stagione professionistica, o semiprofessionistica o dilettantistica. Mentre quando ci sono i soldi dello spaccio è molto più facile, perchè sono soldi che vengono puliti. Le Federazioni? La loro più grande preoccupazione al momento è quella di affidarsi a squadre che non falliscano nel corso della stagione. Quindi: ¬´Non voglio sapere chi è il presidente, ma se mi garantisce di finire la stagione, bene¬ª”.

Chiosa poi Piervincenti: “Bisognerebbe tornare ad un calcio un po’ più etico, no?”.

Dalla nostra inviata al Festival dei Giornalisti del Mediterraneo ad Otranto
Cristina Mariano

Ph Credit Andrea Farenga