Covid-19 e sport. Saginario e la testimonianza: “Rispettiamo le regole, io fortunato, ora sto bene”

La fine di un incubo. Piergiuseppe Saginario ha definito così l’arrivo della notizia della negativizzazione da Coronavirus. Un mese circa di positività, con pochi sintomi, ma che si sono fatti sentire forte e chiaro.

“E’ stato pesante -racconta ai nostri microfoni il difensore ex Virtus Avellino- A parte i primi due o tre giorni in cui ho avuto sintomi lievi per poi non averne più ho dovuto aspettare la negativizzazione. Nell’attesa è passato quasi un mese. E’ stato pesante perché sono stato in tavernetta, chiusi per nuclei famigliari. E’ stata dura, ma oggi ho rivisto il sole. Ora sto bene ed è arrivato il referto della mia negatività al Covid-19″.

Uno dei primi del mondo del calcio che ha annunciato di essere positivo, poi Luca Borreli, poi Rosario Campana, ma non certamente i soli. La curva epidemiologica continua a crescere, non solo in Campania, ma in tutta Italia nonostante siano ancora tanti coloro che negano l’esistenza del virus: “A chi dice che è tutto falso, li invito, a stare contatto con qualcuno che ha il Covid, prenderselo e stare con il Covid addosso. Io sono stato fortunato perché ho avuto sintomi lievi, ma ci sono state persone vicine a me, che hanno avuto sintomi forti e la necessità di essere ricoverati. Quindi ai negazioni dico: contagiatevi e state con il Covid-19 addosso”.

Tema calcio. La sospensione è ormai arrivata da circa un paio di settimane, ancora il dubbio su cosa succederà in Serie D, dove comunque ad oggi si continua a giocare dando la priorità ai recuperi in modo da pareggiare i conti con le giornate giocate e tenere tutte le squadre allo stesso punto: “Credo che la scelta sia stata giusta. non tanto per i contatti, perché i contagi non avvengono quando si gioca, ma quando si condivide i luoghi, si vive insieme, si mangia insieme ovviamente senza un protocollo valido, i controlli e i tamponi non è giusto. Io l’avevo già capito e infatti dopo due giorni dalla firma con la Virtus Avellino ho fatto solo due o tre giorni di preparazione per poi rescindere e optare per non giocare quest’anno. Con il senno di poi la scelta è stata giusta, perché inevitabilmente hanno dovuto fermare tutto per questa situazione caotica. Per quel che riguarda la Serie D, trovo che sia un controsenso, perché non c’è un protocollo diverso. Non trovo la differenza tra una categoria e l’altra, forse la differenza è solo economica. Io Eccellenza e Promozione avrei continuato a farle giocare, creato un protocollo ad hoc, anche perché il costo dei tamponi si sta anche abbattendo. Sarebbe stato un buon modo per fare anche screening”. 

Una chiusura, poi, con un messaggio importante: “Vorrei lanciare un messaggi a chi pensa che questa sia una situazione economica. Noi non sappiamo cosa ci sia dietro questo Covid, non posso giudicare o parlare. Io però so che la mia famiglia e alcuni hanno avuto bisogno del ricovero e della terapia intensiva per problemi respiratori. Non è il Covid-19 a ucciderci, ci sono altre malattie, ma ora c’è, ci colpisce ed è invisibile, dobbiamo tutti rispettare le regole, utilizzare le mascherine, stare a distanza, e fare i sacrifici in modo tale da riuscire a tornare a fare la vita che facevamo prima”.