C’era una volta il calcio….quello vero

C’era una volta uno sport, arrivato dalla lontana Inghilterra. Si giocava con la palla e addirittura senza arbitro perchè si contava sulla lealtà dei gentiluomini.

I tempi, però, cambiano e le persone cambiano con esso. Oggi è un triste momento della storia del calcio nazionale, ma forse anche mondiale. Ci si scandalizza di genocidi, terrorismo e differenze razziali. Ci promettiamo che nulla sarà più come gli anni bui del nazismo e dell’olocausto. E poi?

Perdonate questo forte accostamento, ma l’argomento lo concede e pretende. Siamo talmente circondati da violenza che il calcio, lo stadio, il tifo sono automaticamente associati a frasi, striscioni, cori, speranze violente.

Dai cori sul Vesuvio proveniente dagli pseudo tifosi delle squadre del nord e, ahinoi, anche del sud, al -39 come sfregio alle vittime dell’Heysel, juventine e non. Dallo striscione a deridere lo schianto dell’aereo di Superga alla speranza che tutti gli juventini muoiano in un incendio. Non c’è uno stadio che si salva. Il calcio sembra ormai una vera e propria trincea, una dichiarazione di guerra.

Dov’è la sportività? Una volta almeno nei salotti televisivi e nelle radio la ragione prendeva il sopravvento. Adesso non più. Dall’augurare la morte lenta e dolorosa dei tifosi juventini all’ultimo, imbarazzante, episodio: “Spero che l’aereo della Juventus si schianti”. E cosa c’è di più grave di vj che incita e aizza a continuare a dire queste bestialità? Nulla.

Etica sportiva, educazione sportiva, educazione alla sconfitta ed alla vittoria. Tutto questo è sfuggito dalle mani un po’ di tutti. E dal megafono dei social, in cui hanno voce anche gli imbecilli, volendo citare il buon Umberto Eco, all’istigazione alla violenza verbale e fisica in televisione ed in radio il passo è breve.

Si è persa di vista la vera essenza del calcio. Nostalgicamente c’era una volta il calcio, c’era.

Cristina Mariano