Calcio Femminile. L’AIC minaccia lo sciopero ignorando la società

Esplode la polemica nel calcio femminile per le ingiuste ammonizioni con diffida inflitte dalla FIGC-LND alle calciatrici che hanno esposto in Supercoppa lo striscione per la tutela dei loro diritti. A questo inscrescioso fatto si aggiungono le mancate promesse della FIGC sulle proposte presentate dall’AIC che, giustamente, rincara la dose chiedendo i contratti pluriennali e un fondo di garanzia oltra alla vecchia battaglia sullo svincolo.

Si torna a parlare di sciopero!… che in questo caso io trovo assurdo e fuori luogo perchè le motivazioni non vanno di pari passo con lo sviluppo delle società dilettantistiche che sono attanagliate dalla crisi e nella maggioranza dei casi non hanno la forza economica e organizzativa per supportare le richieste del sindacato calciatori.

Non si può, a mio avviso, pretendere dei diritti, seppur giusti, se non ci sono le basi per attuarli.

Con questo comportamento l’AIC fa capire che la sua intenzione è quella di ignorare le società dilettantistiche per ottenere le proprie battaglie in anticipo alla probabile costituzione di un calcio femminile d’elitè con il maschile, senza prendere in considerazione le società che fino ad oggi hanno portato avanti il movimento e permesso a tante ragazze di praticare il loro sport preferito tra mille difficoltà e ostacoli.

A rinforzare questa mia ipotesi, le indiscrizioni pervenutemi che garantiscono che le due società finaliste della Supercoppa non sono state avvisate dall’AIC dell’iniziativa di esporre lo striscione prima della gara. Anche questo evidenzia il disinteresse dell’AIC verso le due società e rinforza la mia convinzione: un sindacato solo al comando!

L’AIC vuol gestire tutto da sola senza scendere in condivisione con nessuno: vi ricordate la loro opposizione alle manifestazioni a sostegno di tutto il movimento promosse dal sottoscritto e realizzate dalle società con la presenza delle massime autorità comunali di città come Napoli, Milano, Udine e Pescara? .. sono ancora senza parole!

E il progetto “Settore calcio femminile” da loro redatto con la presenza di una sola rappresentanza di società femminile, poi chiaramente bocciato dalla FIGC?

L’AIC cos√¨ facendo sta prepotentemente creando anche una spaccatura tra atlete e società e nonostante il mio completo e incondizionato sostegno da sempre a tutte le ragazze del calcio, sono contrario allo sciopero blocca campionato proposto e promosso, di società in società, dall’AIC di Tommasi e Katia Serra che ha contrariato anche Patrizia Panico, la più forte calciatrice in attività ed esponente AIC, che sul sito della Fiorentina ha dichiarato: “Sono sorpresa da questa presa di posizione dell’Aic. Sono dinamiche che esistono, ma credo che in questo momento avrebbero dovuto rimanere al nostro interno. Di sciopero non avevo sentito parlare e non mi sembra il momento adatto. Abbiamo aspettato tanto, potevamo aspettare ancora. Mi sembrano più che altro dinamiche politiche”.

Appunto… vi siete chiesti i motivi che spingono cos√¨ in fretta uno sciopero proprio adesso che il calcio femminile ha inboccato la strada giusta verso lo sviluppo, con Tavecchio e il suo obiettivo centrato con l’apparentamento del femminile con le società professionistiche maschili, obbligandole a inserire la squadra Under 12 e sollecitando le stesse a partire con le prime squadre anche se al momento l’unica vera realtà è la Fiorentina che ha allestito due squadre competitive per puntare, in futuro, alla conquista dell’Europa, seguita da Lazio, Bari e altre di serie B e Lega Pro e il Club Italia che sembra veramente intenzionato a investire (i soldi UEFA) sulle Nazionali con lo scopo di raggiungere e bissare qualche traguardo prestigioso… essenziale per dare immagine al movimento.. che senso ha tutto questo impegno dei vertici AIC a promuovere lo sciopero se non per motivi che vanno oltre i punti esposti e che sono in netto conflitto e svantaggio per le società femminili?

L’AIC vuole lo sviluppo del femminile come tutti noi ma ignorando ed escludendo le società dalla protesta dimostra mancanza di fair play, rispetto e lungimiranza e una grande voglia di disfarsi di società che non garantiscono un futuro professionale alle atlete big;
La LND, che dovrebbe tutelare le società, preferisce solo gli uomini.. i gusti sono gusti, massimo rispetto per le tendenze discriminatorie della LND e ironia a parte, senza tutela e diritto di parola (acquisita con il Dipartimento), i presidenti delle società dilettantistiche dovrebbero pensare seriamente ad associarsi per tutelare i loro interessi e chiedere un sostanzioso sostegno per garantire lo sviluppo di tutto il movimento dilettantistico.

Le società dovrebbero sfruttare questo momento di attenzione dei media nazionali e, a parte la giusta solidarietà verso le calciatrici ammonite in Supercoppa, dovrebbero sfruttarlo per passare al contro attacco e annunciare a loro volta la situazione in cui si trova da sempre il movimento e bloccare il campionato per i LORO DIRITTI e non SOLO per le iniziative dell’AIC che stravede solo un futuro professionistico.

Ben venga lo sviluppo con le società maschili professionistiche ma rispettando il calcio femminile dilettantistico che dovrà essere messo in condizione di trarre i propri vantaggi.

Per concludere, io ho sempre pensato che il movimento dovesse crescere coeso e unito (società e calciatrici) ma visto che l’assocalciatori fa solo, come ogni sindacato, l’interesse delle sue tesserate e snobba le società, i presidenti dovrebbere aprire gli occhi e non dovrebbero farsi strumentalizzare dai giochi di potere e, considerato che sono gli unici finanziatori, pretendere la dignità perduta e l’attenzione dovuta.

Walter Pettinati

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