Avellino. Juary bloccato a Lodi: “Questo virus colpisce i più deboli”

Dopo il terremoto Jorge Juary ex calciatore dell’Avellino e attualmente proprietario della Santos Academy a Milano, a Lodi e a Castel Venzago ora è rimasto proprio bloccato nella provincia lombarda, a Lodi, dove si era recato prima che scoppiasse l’emergenza Coronavirus. Attaccante ormai sessantenne ha giocato con l’Avellino negli anni della Serie A, conquistando non solo le attenzioni dei club blasonati, ma anche il cuore della tifoseria biancoverde.

Ad Avellino Juary ha vissuto anche il terremoto degli anni ’80: “Il destino vuole così: i due momenti più complicati della mia vita devo viverli qui in Italia e non in Brasile -racconta al Corriere dello Sport l’ex attaccante- dov’è la mia famiglia. Sono rimasto bloccato qui. E’ pericoloso uscire anche per fare la speL’ex attaccante brasiliano di Avellino e Inter è restato bloccato a Lodi sa: sono reduce da un intervento al cuore subito pochi mesi fa. Sto bene ma c’è paura: questa partita si vince stando in casa. Ogni giorno muoiono centinaia di persone: da brividi”.

Dal terremoto al Covid-19: “Il senso di impotenza è uguale ma sono situazioni diverse. Il terremoto è un boato improvviso che dura poco lasciando danni incredibili, però dopo puoi intervenire, aiutare. E’ un evento della natura. Ora c’è il mondo intero sulla stessa barca, non solo una città o una regione a combattere un nemico invisibile. La tragedia del 1980 mi ha insegnato tanto, tutti abbiamo dato una mano scavando tra le macerie, imparando orgoglio e coraggio dal popolo irpino. Il terremoto non fa distinzioni, questo virus sì, è letale con i più deboli”.

Dopo una carriera in giro per l’Europa una cosa cambierebbe nella vita Juary: “Andato via da Avellino, ho sempre sperato di tornare. Dopo due anni in Irpinia passai all’Inter, in una grande del calcio, il massimo per un giovane. Ricordo il freddo, non vedevo la porta, segnai appena due reti in una stagione. Poi, un anno ad Ascoli, uno a Cremona e nel 1985 fui ingaggiato dal Porto: vinsi una Coppa Campioni due anni dopo, firmando il gol decisivo in finale, contro il Bayer Monaco. Se avessi seguito un altro percorso non l’avrei mai alzata. Però, al di là di quella grande gioia, soltanto ad Avellino mi sono sentito un re. Tornassi indietro non andrei più via”.

Condividi