Allenatori, quando la panchina scotta troppo in fretta

Da che modo è mondo il calcio è sempre stato un argomento complicato di cui conversare, di cui discutere, ma soprattutto un mestiere difficile a fare. Soprattutto se a farlo non sono coloro che rincorrono il pallone, ma chi inventa la tattica, insegna la tecnica e guida alla vittoria.

Quello dell’allenatore è un mestiere difficile, in qualsiasi categoria, o piazza. Le aspettative sono tanti, le pressioni variabili, ma il succo è sempre lo stesso. Si vuol vincere e si vuole ottenere le vittorie subito.

Pazienza e calcio sono un binomio imprescindibile che, però, in Italia molto spesso viene scisso con gli esoneri, talvolta anche frettolosi o demeritati. Il tecnico è per antonomasia il capro espiatorio di un mercato fallimentare, di un boicottaggio societario o dei calciatori. Posizione instabile sulla quale ricadono colpe proprie e non.

Mai come quest’anno il calcio dilettantistico, sia campano che non, ha date fregio della sua impazienza. Molte le panchine saltate addirittura dopo pochissime giornate. Su tutte quella di Giovanni Masecchia a Campobasso, 5 partite, Alessandro Caruso all’Aversa, 6 partite, Enzo Potenza alla Turris e Vincenzo Feola al Cerignola, 3 partite.

Un’ecatombe quasi. Ma cos’è alla base di questi esoneri? Si sente propagandare progetti, programmi pluriennali che poi si concludono, quando va bene, dopo un anno. mancanza di continuità, impazienza, probabilmente in alcuni casi anche incompetenza. Sono tante le motivazioni che portano i presidenti a mandar via i loro allenatori, tra cui anche i capricci delle tifoserie.

La più comune la mancanza di un’identità o di risultati. Come si dice, però, Roma non fu costruita in un giorno, perchè mai dovremmo pretendere che un’identità di squadra possa essere costruita in poche ore alla settimana di allenamento?

Esoneri lampo: si potrebbe dire una mendace moda degli addetti lavori, che credono di poter risollevare le sorti delle squadre solo cambiando e scambiando allenatori come fosse delle figure degli album. Alle ortiche gli schemi, la tattica…ma soprattutto alla progettazione. Di recente spesso si legge o si sente pronunciare una frase emblematica, ma che descrive esattamente quello che succede: il pallone è un’altra cosa.

Cristina Mariano

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