Alessio Carozza, calcio e una battaglia con la vita: “Dopo l’incidente ho scoperto la meraviglia dello sport”

Ci insegnano che nella vita non conta l’aspetto fisico, ma conta il cuore. Nella vita ci ritroviamo ad affrontare il giudizio dell’apparenza e a combattere con i nostri difetti, mentre sembra che l’esteriore sia l’unica cosa che conta. Ci sono coloro che piangono per una sciocchezza e chi sorride nonostante una lotta quotidiana con se stessi. C’è chi ha tutto e non insegna nulla, c’è chi ha poco ed è in grado di insegnarti il vero significato della vita. E poi c’è chi per una piccola delusione non riesce a riprendere la propria quotidianità in mano, e chi, nonostante una grande battaglia ha la guerra l’ha vinta con il sorriso e la voglia di vivere.

Alessio Carozza, calciatore e istruttore di calcio

C’è Alessio Carozza che la vita l’ha agguantata per la coda, ci si è aggrappato con tutta la forza e ci ha stretto un rapporto forse conflittuale, ma pur sempre ottimo, tanto da affrontarla con il sorriso nonostante il brutto scherzo che gli ha tirato quel maledetto 27 maggio 2013.

“A causa di un incidente stradale accaduto sette anni fa ho perso la mia gamba sinistra, la gamba che mi aveva accompagnato nei campi per molto tempo, perché ero un calciatore e giocavo con il piede sinistro. Poi sono cambiate molte cose -ha raccontato Alessio Carozza ai nostri microfoni- Ho militato in molte squadre prima di arrivare nella nazionale amputati, dove ho scoperto la meraviglia dello sport e ho trovato la forza per tornare a giocare a calcio sulle stampelle e col il piede destro, un piede odiato da chi è abituato a calciare mancino. Tanto allenamento e tanta fatica mi hanno permesso di riuscire nell’impresa di diventare ambidestro.

Sono cinque anni che mi alleno e che mi diverto a stare in campo con i bambini, iniziando prima con i bambini con disabilità, ed infine approdando nel Formello calcio, dopo la chiamata del Presidente Gioia Masia che mi ha illustrato un calcio diverso, un calcio aperto a tutti, senza barriere. Per me lo sport è stato parte integrante nella mia vita fin da bambino da quando giocavo sotto casa con i miei compagni a calcio è stato uno sfogo e un aiuto per uscire da quei momenti particolari.. partivo con il pallone sotto il braccio e andavo a suonare a casa di tutti i miei amici … fino ad organizzare partitelle … lo sport è sempre stato fonte di vita per me”.

Prima dell’incidente in scooter una lunga carriera tra le fila di squadre laziali: “Ho iniziato con i primi calci nella Roma 20 a prima porta, poi sono passato al Castelnuovo di Porto dove ci sono stato parecchi anni fino ad arrivare ai regionali, ma c’è stato un periodo quando militavo negli esordienti del Castelnuovo di Porto in cui i miei genitori non avevano i soldi per pagare la retta della scuola calcio mi ritrovai senza il kit e anche se mi impegnavo moltissimo negli allenamenti non venivo convocato finché non si saldava la retta. Anche li non ho mai mollato e ho sempre continuato ad allenarmi anche con le lacrime agli occhi e per fortuna era inverno le mie lacrime potevo confondersi con la pioggia. Poi sono passato al Ponte Storto Ccalcio, Morlupo Calcio .nella vita mi sono sempre dovuto rialzare fin da piccolo, anche a scuola, quando venivo bullizzato da alcuni ragazzi perché non avevo vestiti di marca. Dopo l’incidente ho subito 6 interventi e ogni volta ho trovato dentro di me la forza per rimettermi in piede, di nuovo nel momento in cui ho smesso di chiedermi perché era successo a me, ho iniziato ad assaporare la vittoria della mia nuova vita e a sentirmi fortunato perché la vita è l’unico bene prezioso che non si può comprare”.

Calciatore nella Nazionale amputati, istruttore a Formello. Esperienze ricche di emozioni e di insegnamenti sul valore dello sport e della vita: “C’è un impegno maggiore perché ora mi sono dovuto adattare, imparare a calciare su una sola gamba  e poterlo riportare ai bambini cercando di spiegare l’esercizio nel miglior modo possibile. Con i ragazzi c’è fiducia e rispetto reciproco e seguono sempre con attenzione i miei allenamenti anche perché alcuni di loro ancora restano increduli di fronte al mio modo di interpretare il gioco del calcio, che è quello che mi permette di abbattere ogni limite e trasmettere tenacia, passione e voglia di imparare.

Emotivamente hai voglia di dare sempre quel qualcosa in più perché è sempre una sfida aperta con me stesso. Psicologicamente ho raggiunto il mio equilibrio anche se ogni tanto si inciampa. Poi mi guardo allo specchio e dico nella vita cambia tutto ma non cambia nulla”.

Offese e discriminazione esistono in ogni ambito della vita, anche, forse, purtroppo, soprattutto quando di fronte si ha qualcuno diverso e, apparentemente più debole, avendo un tallone d’Achille visibile al mondo: “Si purtroppo quando “discuti” con una persona che sia uomo o donna per sentirsi forti ti vanno ad attaccare dove loro pensano che io sia debole quindi la mia evidente disabilità, offese come mezza gamba, ma io ho sempre sorriso quando qualche persona priva di cervello ha provato ad offendermi. Le discriminazioni arrivano senza che nessuno te le dice direttamente perché quelli che erano amici mutano cambiamo dicendoti magari non ti ho detto che andavamo li perché c’erano le scale e non sapevo se le potevi fare, anche perché molte persone non sono pronte ad avere una persona a fianco con la disabilità c’è vergogna e quindi non sanno rapportarsi”.

Alessio Carozza ha un sogno, uno lontano dal materialismo che nell’era attuale sembrano condire la quotidianità, più di ogni valore supremo: “Il mio sogno è vivere ogni giorno ciò che ci dà la vita perché è l’unico bene prezioso che non possiamo comprare, portare avanti gli ideali in cui credo. Uno di quelli è abbattere le barriere mentali facendo capire alle persone che viviamo tutti nella stessa vita che seppur diversi possiamo raggiungere gli stessi obbiettivi”.

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