AcquaeSapone Emmegross. Borruto: La strada mi ha insegnato a vincere

Tra quei palazzi e quei draghi di cemento che lavorano il petrolio e sbuffano fumi ventiquattrore al giorno, è cresciuta gente come Javier Zanetti. Quartiere Avellaneda Dock Sud, centro petrolchimico del porto di Buenos Aires. Zona popolare, 35mila abitanti, dove il pallone e la strada sono rispettivamente il miglior amico e la scuola dove crescere e diventare grandi il più in fretta possibile. Cristian Borruto viene da l√¨.

El Cobra, come chiamano il brevilineo numero 10 dell’ AcquaeSapone Emmegross, ogni volta che entra in campo chiude gli occhi per un istante e rivive quei momenti d’infanzia e adolescenza difficili. E si ricorda perch√© ha scelto il futsal, che lo ha portato dai vicoli della sua città alla maglia della Nazionale argentina: Voglio vincere sempre, voglio arrivare in alto e regalare soddisfazioni a mia moglie e mio figlio, alla mia famiglia. Il calcio non gli è mai piaciuto. Ho giocato nel Portero, squadra del quartiere, ma solo per poco. Non sono un tifoso, non seguo nessuna squadra. I miei amici impazzivano per il Racing Avellaneda, io andavo con loro allo stadio ma non mi emozionavo. A 19 anni un amico, Hernan Caruso, mi ha portato all’Independiente per provare con il futsal. L√¨ ho avuto due maestri, Tola e Pacheco, e sono arrivato immediatamente in Nazionale.

A 26 anni, Tit√¨ ha già due Mondiali nel curriculum, oltre allo scudetto Under 21 di Napoli, quello di A con il Montesilvano e la Uefa Futsal Cup. Vincere per me è una droga, io gioco sempre con quel chiodo fisso. E qui ho un gruppo che la pensa come me. L’Italia, anzi Montesilvano, ormai è casa sua. La gente, i dirigenti, i tifosi: qui tutti mi fanno sentire a casa. Mio figlio Leon è nato a Pescara quindici mesi fa, e anche mia moglie Camila adora questo posto. Speriamo di rimanere in questa città più a lungo possibile. Inutile farsi tante domande su cosa non abbia funzionato nell’esperienza di Madrid con l’Inter Movistar: Gli allenamenti erano simili ai nostri, ma l√¨ io e la mia famiglia eravamo soli. Non c’è l’affetto che mi danno a casa‚Ķ Non pensavo fosse cos√¨ dura allontanarmi.

Nelle prime settimane di lavoro con Bellarte, Borruto ha avuto paura di non riuscire a integrarsi negli schemi del filosofo. E’ difficile per me, il mio modo di giocare è diverso. Vengo dalla strada e sapete tutti come mi piace giocare. Pensavo di non farcela, invece le cose stanno andando bene. I due gol contro il Real Rieti hanno spazzato via i dubbi: E’ stata una grande emozione, entrare e segnare. La dedica è per Leon e Camila, ma anche per tutti quelli che qui mi vogliono bene. Sentire i tifoso che gridano il mio nome dagli spalti è stato splendido. La sua esultanza ad imitare con le mani un becco di un volatile era un saluto a certe malelingue della vigilia sulla situazione del suo transfer: Dedicata alla gente che parla del sottoscritto senza sapere.

Serissimo quando parla di futsal, un vulcano nella vita di tutti i giorni. Mi piace scherzare e stare con i compagni. E mi piace mangiare: qualsiasi cosa, a tutte le ore. Sono capace di prendere un panino e un cappuccino anche prima di allenarmi.

Sabato torna a Napoli, la sua prima tappa italiana nel 2008. In realtà la sede del vecchio Napoli era a Benevento. Abbiamo vinto uno scudetto Under 21, ma è stata un’esperienza difficile per tanti motivi. L√¨ c’era anche Maxi Rescia, connazionale ritrovato in nerazzurro. E’ stato bello ritrovarlo. Cuzzolino, invece, a quei tempi giocava nell’Arzignano ed era mio nemico. Ora i tre argentini (che a marzo potrebbero essere convocati per il torneo sudamericano Odesur) sono riuniti per spingere l’AcquaeSapone verso un titolo. Borruto, che si è tatuato sul corpo il logo dell’Uefa e dello scudetto (ha sette tattoo in tutto), ha già trovato lo spazio per imprimersi sulla pelle il prossimo trofeo. Posso farne ancora tanti di tatuaggi, prima pensiamo a vincere.

 

 

foto: Cristina Di Rocco

 

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