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Ogliarese. A tu per tu con Marina Rinaldi: "Grande orgoglio allenare questa squadra" - Sportcampania.it

Ogliarese. A tu per tu con Marina Rinaldi: “Grande orgoglio allenare questa squadra”

Inserito da il 7 novembre, 2018 alle ore 7:14 pm

Nell’estate appena trascorsa, per la precisione a luglio, l’Ogliarese ha deciso di confermare e promuovere Marina Rinaldi come tecnico della squadra. Dalla Juniores alla prima squadra, per dare nuovamente vita a una formazione partecipante ai campionati dei “grandi”.

Marina Rinaldi è la prima donna ad allenare nel calcio dilettantistico maschile ed è la prima transgender nel mondo del calcio. Da calciatore ad allenatore, per provare a riportare in auge una delle più storiche realtà sportive di Salerno. La squadra di Ogliara è alla sua seconda partecipazione nel campionato di Terza Categoria. Precedentemente l’apparizione in Seconda Categoria e in Promozione. Iniziata la stagione proprio la scorsa domenica, l’Ogliarese esordisce con una sconfitta amara per com’è arrivata. Infatti il 2-1 finale si è concretizzato nei minuti finali, con un rigore che ha fatto molto discutere.

Intercettata dalla nostra redazione, Marina Rinaldi si racconta e racconta la sua esperienza nel mondo calcistico maschile dopo essere stata guida della Salernitana Femminile.

Come ci si sente ad allenare una squadra maschile?

“Sicuramente una grande emozione, per una donna andare in panchina e coordinare un gruppo di maschi. È un’emozione che sa di tante sensazioni. Prima di tutto senso di responsabilità perché sei l’unica donna in mezzo a tanti maschi e poi perché c’è un senso, quasi, di maternità nella professionalità. Perché i ragazzi sono forti e fragili e giustamente nel contempo la responsabilità delle loro vite. Quindi grande emozione ad allenare i maschi”.

Da donna a donna, in un mondo, quello del pallone, in cui c’è molto maschilismo, ti sei mai imbattuta in atteggiamenti o parole irrispettose?

“Per quanto riguarda la mancanza di rispetto sportiva che di tanto in tanto avviene nel calcio maschile dilettantistico sicuramente si. Qualche alterco durante le gare da parte di qualche avversario, magari che si è indispettito per varie situazioni inerenti al gioco. E’ un qualcosa che capita a tutti e non nello specifico verso di me. Vedo con normalità che nel calcio avvenga. E avviene anche nel calcio professionistico, che possa avvenire la foga agonistica da parte di dirigenti, atleti e avversari. Quindi ci sta pure, però nulla di irrispettoso ad personam, tutto nella normalità. Anzi, talvolta, ho ricevuto anche dei fiori da dirigenti avversari. Le squadre avversarie mi hanno portato anche un bouquet come benvenuto, soprattutto quando sono andata in trasferta. Quindi nessuno alterco particolare o maschilismo nei miei confronti”.

Marina come Carolina Morace: all’arrivo sulla panchina della Morace tutti le puntavano il dito, parlando quasi di incompatibilità tra il suo essere donna e la professione di allenatore di una maschile. Cosa ti sentir di dire a riguardo?

“Si, devo dire che è capitato anche a me. Mi è stato puntato il dito in alcune occasioni, perché taluni ritenevano che una donna non potesse gestire uno spogliatoio maschile. Quindi, la stessa identica cosa che è capitata a Carolina Morace. Però io penso che sia il lavoro fatto, dimostrando, sicuramente con forza diciamo, che una donna allenatrice di un gruppo maschile deve essere due volte allenatore. Deve avere la forza di due allenatori messi insieme.

L’allenatore o l’allenatrice sono un uomo e una donna sola, quindi il soggetto di responsabile tecnico di un gruppo sportivo è solo nelle sue decisioni, avendo comunque uno staff. Immaginiamoci, poi, in categorie dove l’organizzazione è estremante relativa e quindi in alcune occasioni il tecnico è ancora più solo nelle decisioni. Si, diciamo che il dito è stato puntato, ma poi è stato trasformato nel giusto abbraccio e quotidianamente.

Nel momento che si viene messi in discussione, bisogna adoperare bastone e carota. Quindi la giusta determinazione, la giusta tenerezza perché la donna in panchina fa anche questo tipo di differenza, riesce a star vicino ai propri atleti anche nei momenti di disagio oppure, magari, di ciclo biologico negativo. Quindi il tecnico donna può essere, magari, talvolta più comprensivo quando l’uomo calciatore rischia di sentirsi solo quando c’è un calo agonistico, quando c’è un calo mentale e ci sono tematiche che vanno al di là della parte tecnico-tattica”.

Torni all’Ogliarese dopo l’esperienza alla Salernitana. Un nuovo progetto, non più giovanile ma partendo dalla Terza Categoria. Cosa vi ha spinto a creare la prima squadra?

“L’esperienza con la Salernitana è stata importante, poiché il mondo del calcio femminile è l’altra faccia della medaglia del calcio, quindi l’altra metà del calcio come in gergo di dice ed è proprio vero. Ci sono delle caratteristiche d’impatto comportamentali e d’impatto ambientali totalmente diverse rispetto al calcio maschile anche se poi lo sviluppo del gioco e quindi il rapporto e la relazione e la stesura del modulo possono essere in rapporto e in relazione alla tipologia di atleti alla quale ci si trova di fronte. I maschi e le femmine hanno delle caratteristiche apparentemente similari, ma completamente opposte nell’esposizione e nella trasposizione della stesura del gioco stesso. Quindi l’esperienza alla Salernitana è stata forte, è stata formativa, è stata importante, perché mi ha fatto rendere conto dell’altra metà del calcio. Come tecnico è diverso rispetto che da calciatore. E’ stato molto importante per me.

A farmi rientrare all’Ogliarese è stata una chiama del Presidente Antonio Cuoco e del mister Alfonso Galdi. Mi hanno richiamata a Dicembre scorso perché c’era bisogno di dare una mano al gruppo juniores che aveva un po’ di difficoltà in organico. Ho accettato, per divertimento, è iniziata quasi per gioco. Dopodiché sono stata richiamata nel periodo estivo per guidare parte degli stessi ragazzi che non potevano disputare più il campionato Juniores a fare la prima squadra.

Non ho esitato un attimo, perché mi piace l’ambiente, vado d’accordo con i dirigenti e gli organizzatori che sono intorno alla dirigenza di vertice e automaticamente è la squadra del mio paese. Io sono salernitana verace del Rione Petrosino, ma è da un po’ di anni che abito nella parte collinare. Quindi Ogliara è la mia casa di adozione e automaticamente è una grossa responsabilità, perché l’Ogliarese è una delle società più antiche, nata nel 1974, quindi insieme al Centro Storico Salerno e all’Audax e una delle squadre più storiche della nostra città. Quindi per me è un orgoglio già questo. Dopodiché il progetto è ancora più stuzzicante perché si tratta di tutti giovani. Pensa che noi andiamo ad affrontare una prima squadra con tutti 2000/01 qualche 1998/99 che sono i più anziani. Insomma, è una sfida che si deve sviluppare nel tempo”.

Quali sono i vostri obiettivi per questo campionato?

“Per questo campionato ottenere il massimo risultato tecnico-tattico. Quindi non tanto il risultato che va a guardare il punteggio e la classifica, ma vada a guardare la formazione di un gruppo che si allena insieme. Alla formazione di un gruppo che comprenda la stesura del modulo, che comprenda che bisogna sviluppare un buon calcio, che comprenda che per poter andare avanti. Quindi parliamo del salto di categoria, bisogna fare il salto di categoria all’interno del proprio spogliatoio, cosa che avviene sempre più di rado anche nel calcio semi-professionistico dove, praticamente, spostamenti economici e rapporti di relazione puramente pratici vanno a mettere in discussione molto la vita di spogliatoio. E per questo ne pagano delle volte le società sportive. Io mi auguro di poter dare il meglio, si è partiti tra mille difficoltà per formare questo gruppo. Non è stato facile e non è facile gestirlo.

Ognuno di loro ha una personalità particolare, ben definita e vanno gestiti, vanno presi con le molle, sono ragazzi. Evidentemente essere tecnico donna in questo ambiente, per quanto mi riguarda, è un valore aggiunto, perché da la possibilità di avere, magari, quella pazienza, quell’attenzione che in età post adolescenziale è necessaria per ottener la continuità dall’atleta stesso nell’impegno quotidiano rispetto all’allenamento e rispetto all’impegno della puntualità, all’impegno della quotidianità sportiva che molte volte è messo da parte nei dilettanti.

Ti ringrazio per l’intervista e sempre e solo forza Ogliarese!”

La redazione ringrazia l’Ogliarese Calcio e Marina Rinaldi per la disponibilità e augura loro di raggiungere tutti gli obiettivi loro prefissatisi.

Cristina Mariano

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