Italia-Svezia. La ricetta di una disfatta

Inserito da il 14 novembre, 2017 alle ore 1:31 pm

L’italiano, ahinoi, ha la memoria un po’ corta, sia in positivo che in negativo. Nostalgico ora il tifoso nazionale, ubriaco dalla delusione dell’eliminazione della Spagna rimembra quel Berlino 2006 dipinto d’azzurro.

L’ultimo anno in cui l’Italia ha alzato la Coppa del Mondo. Quasi tutti ormai sono andati “in pensione” restano, in fondo, solo Barzagli e De Rossi, che dopo ieri sera anche loro hanno deciso di lasciare la Nazionale dopo l’annunciato addio di Buffon. Il numero uno della Juve e della Nazionale, quindi, verrà probabilmente ricordato così, con le lacrime agli occhi nella sua ultima partita ufficiale come capitano della Rappresentativa Italiana in Europa e nel mondo. E pensare che era ad un passo dall’entrare davvero nella storia come l’unico giocatore ad aver partecipato a 6 mondiali.

Ma torniamo al passato, perchè il presente è abbastanza conosciuto, troppo, fino ad appannare quali siano davvero le cause di questa disfatta. Un’Italia che viene sbeffeggiata dalla Svezia, un autogol che regala all’ex Nazionale di Ibrahimovic una qualificazione che mancava da otto anni.

Uno schiaffo troppo forte: la Svezia che butta fuori l’Italia, matrona assoluta del catenaccio, fautrice inventrice della difesa d’acciaio, con un catenaccio. E mentre il tifoso patriottico e dal cuore azzurro, a prescindere dalla fede di club, “piange” e si “dispera” per questa, come l’ha definita Tavecchio, apocalisse, le altre Nazionali si godono i loro mondiali con i “nostri” giocatori. Il Belgio con Mertens, Nainngolan, il Senegal con Koulibaly, l’Argentina con Dybala, Higuain, ecc.

Ma come ci siamo arrivati a questo punto? Ebbene, non è difficile trova la causa e la risposta. Dopo la riapertura delle frontiere a seguito dello scandalo del Totonero l’Italia ha degenerato. Da uno, poi due, poi tre è arrivata ad ammettere un numero quasi indefinito di calciatori stranieri. Non sono parole, i campi lo testimoniano. Per restare nella nostra regione basta guardare il Napoli: in campo solo Insigne come italiano, solo Insigne. In panchina? I ragazzi della Primavera, Sepe, Maggio, Tonelli e Giaccherini. Cinque italiani su 25 giocatori.

Ed allora il problema è davvero Giampiero Ventura? Certo, la scelta, insensata ed illogica di non inserire Insigne, quel frame virale di un De Rossi che si rifiuta, in un primo tempo, di andarsi a scaldare indicando Insigne come sostituto ideale per cambiare la storia di questo maledetto playoff. No, purtroppo no. Il problema non può e non è solo Ventura. E’ una sconfitta Nazionale, è una sconfitta dell’inter FIGC. Di quella Federazione che consente che le squadre abbiano 10/11 di stranieri, che i settori giovanili dei professionisti siano stracolmi di stranieri, che vada avanti il malcostume della corruzione, della raccomandazione. Già dalla Serie B ci sono giocatori meritevoli di indossare quella maglia a scapito di chi la indossa solo per diritto acquisito.

Allora pensiamoci, la Nazionale del blocco Juve era vincente, ma era il blocco Juve in quanto tale a fare la differenza? No, certo che no ed un vero sportivo lo sa e lo comprende. Quel blocco aveva insita in sè i movimenti, gli schemi e le caratteristiche dei compagni ed il gioco è fatto. Ora invece? Un giocatore per ogni squadra tra Italia e Europa.

Allora che sia davvero un nuovo anno zero, quello in cui Tavecchio posi sulla scrivania la sua carica di Presidente FIGC, quello in cui si ritorni ad un calciomercato sensato e più nazionale. Non parliamo di riforma del calcio, parliamo di rifondazione, ma non della forma delle categorie quanto piuttosto della sostanza. Restituiamo ai nostri calciatori il loro, il nostro, calcio e soprattutto restiamo loro il diritto di giocare e sognare!

Cristina Mariano

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