Futsal…ero! Dagli scarpini alla lavagna, Cundari: “Meglio una donna che una finale”

Inserito da il 22 gennaio, 2014 alle ore 11:45 am

“Futsalero” è il giocatore di futsal, nato dalla contrazione del portoghese “futbol sala” cioè “calcio da sala”, il nostrano calcio a 5, assolutamente da non confondere con il calcetto. “Futsal…ero!” è la rubrica di Sport Campania dedicata alla Disciplina, ogni settimana incontreremo un nome che per questo sport ha profuso tempo e passione, ecco la storia di oggi.

Classe ’63, inizia a tirare i primi calci al pallone a scacchi con le giovanili del Napoli, arrivando agli Allievi Nazionali. Dall’erba sfilacciata ai campi sintetici o di terra battuta, sui quali nel 1989/90 comincia l’avventura nel futsal con l’AP Puteoli, con cui raggiunge la serie B; nel 90/91 diviene Playoff Puteoli  e tra alti e bassi gioca sino a fine anni ’90. Appesi gli scarpini impugna lavagna e fischietto: Dinamo Napoli, Napoli calcetto, Sinuessa Mondragone in B, una parentesi a Scafati in A2, poi il Marcianise dalla C1 alla A2,Vico Equense, ancora Marcianise in serie A1. Prima volta fuori regione a Latina in serie B, due anni indimenticabili, poi una nuova esperienza in ambito tecnico e tattico con il calcio a 11, dove segue la Primavera del Napoli di mister Roberto Miggiano. Un anno sabbatico dal futsal poi la telefonata di patron Detta del Sala Consilina in B, l’anno dopo il sodalizio cambia terra divenendo Sporting Sala Marcianise nel 2012/13. Nuovo anno e le strade con il tecnico partenopeo si dividono, parliamo di Carlo Cundari, il tecnico partenopeo risponde a 360°  ai microfoni di Sport Campania.

Fuori dai giochi al momento, il suo parere sulla crisi generale del calcio a 5?
“La crisi è indubbiamente dettata dal momento economico e critico del Paese, ma c’è anche da dire che in passato si è usufruito di risorse per così dire fittizie, magari qualcuno ha fatto il passo più lungo della gamba. Di certo questo periodo serve anche a rinforzare le ossa e magari si potrà uscirne più forti, sempre che si svolti su un prodotto in casa, guidato da tecnici preparati. Una cosa è avere un folto Settore Giovanile, un’altra avere un vivaio pronto per la Prima Squadra, dipende tutto dalla qualità degli allenatori”.

Un appuntamento galante con una bella donna o una finalissima di futsal?
“Decisamente meglio la prima opzione, non c’è partita”.

Tanti personaggi, come presidenti/direttori/dirigenti si intromettono nella sfera tecnica, chi comanda davvero la squadra?
“E’ una storia antica, il problema è che c’è chi vuole comandare il proprio giocattolo, e chi invece coltiva davvero interessi sportivi. Di certo chi ragiona in proprio credendo anche di essere competente è spesso risultato una meteora, anche in campo dirigenziale occorre umiltà e competenza, la prima devi averla e la seconda dovresti acquisirla attraverso le esperienze. Non basta una tessera a renderti dirigente, chi guida davvero dovrebbe saperne davvero di più, per diventare allenatore si studia davvero, per presenziare su una panchina anche in A1 basta un documento”.

Social network, clinic, lezioni online, ma il futsal si impara davvero davanti ad uno schermo?
“Serve molto, negli ultimi anni questi mezzi sono stati utili ad aggiornarsi, ma bisogna avere delle basi solide. Non basta un pc per diventare un buon allenatore, uno schema non si studia soltanto sui libri, averlo vissuto in campo è ben diverso. Ai miei tempi osservavo le sedute di Ronconi, Tallarico, Daniele, nomi che hanno segnato la storia del futsal, altrimenti finisci nel vortice dei sapientoni con la possibilità di divenire persino bersaglio dei giocatori più esperti. Prima di scendere in campo, se parliamo di realtà importanti, sei sottoposto ai quesiti dei futsaleros navigati, e devi farti trovare pronto. Allenare significa insegnare ogni fase, non solo difensiva e offensiva, ma devi far interpretare ogni momento di gioco che potrebbe presentarsi, nel calcio a cinque lo scenario può cambiare ogni minuto”.

A, come l’agognata categoria, quali sostanziali differenze tra nazionale e regionale?
“Allora direi A come Abisso! Oggi c’è qualche buon allenatore nelle categorie regionali, anni fa sembrava assistere ad un torneo, ad ogni modo le differenze sono davvero troppe, dalle superfici, agli interpreti, a qualche regola. Per me oggi sarebbe davvero molto difficile affrontare una categoria dove si dovrebbe cominciare dai fondamentali”.

La stagione da incorniciare e quella da dimenticare nei tanti anni trascorsi?
Fortunatamente ne ho molte da ricordare, naturalmente i campionati e le coppe vinte, con piacere serbo in me l’esperienza a Mondragone, come a Marcianise, un pensiero particolare a Latina, forse anche perchè fuori regione diviene più difficile quanto gratificante, dove devi confrontarti con altre realtà sconosciute e, soprattutto, con le tue capacità”.

 

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